Lesotho: orgogliose di essere donne

Lesotho: orgogliose di essere donne

marzo 2011
La classifica per paesi sulla riduzione della disparità uomo-donna in tutti i campi della vita sociale, culturale ed economica, resa nota dall’ultimo World Economic Forum (WEF) di Davos, aveva sorpreso non pochi.

All’ottavo posto di questa classifica, infatti, figura un paese africano semi-sconosciuto: il Lesotho.

s-110312 lesotho gapIl Lesotho è un enclave, senza sbocchi sul mare, interamente circondato dal Sudafrica. Ha un’estensione di 30.355 kmq e una popolazione di poco più di 2 milioni di abitanti.

Questa piccola monarchia costituzionale ha scalato posizioni su posizioni, fino ad arrivare tra i top ten della classifica del WEF, perché i suoi indicatori nei campi dell’educazione e della salute sono tra i più alti del mondo. A scuola e negli ospedali la partecipazione e la responsabilità delle donne del Lesotho supera quelle dell’Inghilterra.

Il reddito pro-capite nel regno africano è di circa 2.300 dollari, molto basso rispetto al vicino Sudafrica, ma superiore alla maggioranza degli altri paesi del continente. Da parecchi decenni la maggior fonte del reddito nazionale è costituita dalle rimesse degli emigranti.

Questi emigranti sono nella loro quasi totalità uomini, che cercano lavoro nelle miniere sudafricane. E questo fatto può spiegare perché le donne del Lesotho nella loro patria godono di un livello molto alto di parità con gli uomini.

In una società in cui gli uomini preferivano cercare la fortuna fuori dai confini, le donne hanno imparato ad assumersi maggiori responsabilità in campi notoriamente riservati in Africa al sesso maschile, come la politica e la direzione di aziende.

Tutto comincia dalla scuola

Tutto comincia dalla scuola: le statistiche dicono che il 95% delle donne sono alfabetizzate, contro l’83% degli uomini. È un dato sottolineato da Mphu Ramatlapeng, Ministro della salute e degli affari sociali: “L’istruzione è il fattore discriminante. Le donne del nostro paese hanno capito molto presto che avevano il dovere di mandare a scuola le loro figlie”.

La scuola è una preparazione al mondo del lavoro: la maggiore industria nazionale, quella tessile, vede le donne protagoniste a tutti i livelli. Anche il capo della polizia è una donna, come pure una dozzina tra i più alti magistrati del paese. Persino il Parlamento si è affidato a una donna per il posto di porta-voce. In politica si è abituati da tempo a vedere donne al governo: oggi sono il 20% le donne ministro, molto più che in Europa.

Il cambiamento non riguarda solo l’ambiente urbano: anche nelle campagne, dove vive il 50% della popolazione, il costume di emarginare le donne dalle decisioni importanti del villaggio sta sempre più scomparendo. La legge sul matrimonio, votata nel 2006, ha favorito l’uguaglianza dei sessi, ed ha messo fine alla discriminazione tradizionale verso le donne, che erano considerate incapaci legalmente di firmare un contratto e di ricevere un’eredità.

Cambiamento accelerato negli ultimi anni

Il cambiamento di atteggiamenti e mentalità è molto accelerato nell’ultimo decennio. Fino agli anni ’90 era abituale incontrare donne rassegnate ad assumere un ruolo sociale di poco superiore a quello dei bambini: le donne non avevano diritto di parola nelle riunioni in cui erano presenti degli uomini, non potevano contrastare la decisione del marito di cambiare residenza, in famigli dovevano stare sottomesse alla suocera, la divisione del lavoro era rigidamente modellata in base al sesso.

L’istruzione ha giocato un ruolo insostituibile, ma molto hanno contribuito le campagne di formazione e coscientizzazione femminile, promosse sia dal governo che da associazioni private.

Come è stato nel caso di Maleribe Leleka. Nel 1985 si era sposata, e come è il costume in Lesotho, aveva raggiunto la casa della famiglia del marito, e viveva con la suocera. Quando il marito ha perso il lavoro, la suocera l’ha obbligata a ritornare dai propri genitori, insieme ai due figli, perché il casa non c’era abbastanza soldi per sopravvivere.

Maleribe si è rimboccata le maniche, ha ripreso a studiare, ed ha ottenuto un lavoro nel comune di Pitseng. Con gli anni ha messo da parte una discreta somma ed ha pensato di acquistare un terreno e di costruirsi una propria casa.

La coscientizzazione cambia gli attegiamenti

Ma la sorpresa è stata grande, quando le autorità le hanno negato il permesso di firmare il contratto di acquisto, perché, in quando donna ancora sposata, non aveva il diritto di farlo. Questo diritto, dicevano i funzionari, spettava a suo marito. E neppure poteva acquistare da sola del materiale da costruzione, perché da sempre questa era una incombenza maschile!

Con l’assistenza della Ong Millennium Challenge Corporation, Maleribe ha preso conoscenza della legge votata nel 2006 dal Parlamento del Lesotho, che conferisce alle donne sposate gli stessi diritti dei loro mariti. Insieme ad altre donne, come lei vittime della differenza di genere, ha intrapreso un’azione legale, e alla fine ha visto riconosciuto i suoi diritti.

Ha persino ottenuto il diritto di accendere un mutuo alla banca, firmando essa stessa il contratto. Oggi ha una sua propria casa, e vive dignitosamente con i suoi figli, sostentandosi con il suo lavoro.

12-03-2011

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