Marocco: il Re fa la sua rivoluzione!

Marocco: il Re fa la sua rivoluzione!

marzo 2011
In questi tempi di rivoluzioni nel Maghreb e di massacri di cristiani in alcuni Paesi arabi, tanti, con una certa apprensione, mi chiedono notizie del Marocco e della missione dove lavoro da alcuni anni, nella città di Fès.

Grazie a Dio, le nostre chiese sono sempre rimaste aperte, anche se in realtà erano pochi i fedeli presenti alla messa del 20 febbraio scorso, giorno annunciato di rivolta di piazza.

Gli slogan sono stati scanditi e poi si sono spenti, i facinorosi sono stati arrestati, il bilancio dei morti per fortuna non è stato grave. Nei giorni seguenti la vita è ripresa normale. Come per incanto, Fès si è riempita di turisti che, obbligati a disdire viaggi verso altri paesi del Nord-Africa a rischio, hanno scelto il Marocco come luogo sicuro.

Per fermare ogni movimento rivoluzionario, il re marocchino ha ascoltato attentamente le rivendicazioni venute dalla voce del popolo, procedendo subito alla nomina di un consiglio per l’economia e gli affari sociali e un consiglio nazionale per i diritti umani. E poi il 9 marzo il monarca ha sorpreso tutti con il suo discorso alla nazione, dove «prende le redini della rivoluzione marocchina, pacifica, intelligente ed ambiziosa».

Piuttosto enfaticamente il settimanale Actuel titola in prima pagina: «il Re fa la sua rivoluzione» e «il discorso del Re marca una rottura fondamentale, in quanto sovverte l’ordine stabilito», mettendo le basi di una nuova costituzione, di una giustizia indipendente, di una nuova era di libertà e designando un Primo ministro che governa.

Ma il fondatore del settimanale TelQuel e ricercatore all’università di Standfor, Ahmed Benchemsi, su un articolo pubblicato da Le Monde il 15 marzo, rileggendo con occhio critico il discorso del Re, che propone una « monarchia esecutiva », rileva che il problema non è tanto quali poteri si debbano accordare al primo ministro, ma piuttosto quali devono essere gli effettivi poteri del Re – ed in particolare il loro rilievo spirituale – sapendo che l’Islam è religione di Stato in Marocco.

Secondo l’articolo 19 della Costituzione il monarca è il «comandante dei credenti» e, secondo l’articolo 23 la sua persona è «sacra». Per dirla molto semplicemente con le parole di Benchemsi: in nome dell’Islam, il Re del Marocco può fare assolutamente tutto quanto vuole senza che nessuno vi si possa opporre.

E l’editorialista nello stesso settimanale dell’11 marzo, fa notare con coraggio che è tempo di rompere i legami con le abitudini del Marocco feudale, nel quale i «sudditi» continuano a fare atto di fedeltà con inchini e baciamano alla «mano di Dio». Un Re che ha già dato tanti segni di distacco col passato deve continuare con coraggio a riconoscere che egli non è più il capo di sudditi ma di cittadini, uguali in diritti e doveri.

...mentre la vita degli studenti va avanti coi propri ritmi...

Noi siamo cristiani nel Marocco ma non del Marocco per il fatto che siamo tutti stranieri e – anche se vivessimo in Marocco per dei lunghissimi anni – mai nessuno di noi avrà il diritto un giorno di andare alle urne od anche solo di esprimere pubblicamente un minimo parere sulla vita sociale di qui.

Questo ci porta necessariamente ad un disinteressamento della situazione politica locale…. Senza dimenticare che i nostri studenti provenienti da 20 Paesi africani sono maggiormente interessati a seguire i problemi dei loro Paesi, sovente segnati da gravi fatti sociali.

Quindi su Internet seguono le notizie in diretta dai loro giornali e dalle antenne paraboliche girate verso Parigi ricevono i commenti filtrati di politica internazionale. E così, di fatto, accettano di essere stranieri in un Paese che, ad ogni modo, li vuole stranieri! E sovente i loro soli contatti con i Marocchini sono offerti dalla frequenza agli obblighi accademici.

6 giovani avranno la gioia di essere battezzati a Pasqua, concludendo un cammino cominciato già nel loro Paese. Anche i numerosi prigionieri stamattina mi hanno ringraziato per quanto mi do da fare per loro, e mi hanno detto di ringraziare il Vaticano.... quando hanno saputo che sono i miei amici dall’Italia che mi aiutano mi hanno detto, non so con quanta convinzione: come mi piacerebbe essere là per aiutarti.....

Che il Signore Risorto coroni i nostri sogni!

p. Matteo Revelli
Fès, Marocco

25-03-2011

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova