Il Niger riparte dalla propria tradizione culturale

Il Niger riparte dalla propria tradizione culturale

aprile 2011
Si sono tenute a metà marzo le elezioni in Niger per scegliere il nuovo presidente. Un evento storico, poiché le votazioni, avvenute senza scontri, hanno segnato una svolta civile a livello politico, dopo il colpo di stato del febbraio 2010.

Allora si insediò una giunta militare per contrastare il progetto dell’ex presidente Mamadou Tandja di modificare la Costituzione per prolungare il suo mandato. Le elezioni di marzo hanno visto il successo dell’opposizione capeggiata da Mahamadou Issoufou, che ha ottenuto il 57,95 delle preferenze. Il 6 aprile è prevista la cerimonia di investitura alla presidenza della Repubblica del Niger.

Una cerimonia che sarà avvolta da un clima di unità, anticipato da queste parole di Issoufou pronunciate in un discorso alla nazione: “Sarò il presidente di tutti”. Ci si può chiedere il motivo di questa frase. Perché Issoufou ha voluto sottolineare proprio questo aspetto, legato alla concordia e alla pacificazione nazionale?

Tanti volti, tra ricchezza e povertà

Il Niger è un Paese complesso. Dalla sua indipendenza dalla Francia, avvenuta nel 1960, ha conosciuto un’accesa instabilità politica, scandita da diversi colpi di stato. Troppo spesso dimenticato dai media internazionali, il Niger è una nazione fondamentalmente povera, sebbene abbia ingenti giacimenti di uranio nascosti nel sottosuolo.

Un’enorme ricchezza che, come purtroppo accade anche in altri paesi, non solo africani, va a vantaggio di pochi, mentre la popolazione trae ben pochi benefici da questo redditizio commercio. Il mercato dell’uranio è, non a caso, la principale fonte di corruzione in Niger e simbolo della dipendenza della nazione verso i paesi stranieri, tra cui spicca la Francia.

Il francese è la lingua ufficiale della nazione, seguita però da altri idiomi locali: djerma, hausa, kanuri, poular, tamachek. La popolazione del Niger è infatti composita; ci sono varie etnie, tra cui gli Hausa che sono il gruppo predominante (costituiscono circa il 53% della popolazione), seguiti dagli Zarma-Songhai, dai Fulani (Peul), dai Tuareg, e dai Kanuri (Beri-Beri or Manga).

Tutti questi gruppi, almeno a livello ufficiale, sono uniti dalla comune appartenenza alla religione musulmana sunnita, ma è ancora molto forte il legame con i culti tradizionali animisti. La popolazione del Niger è frutto dell’incontro fra genti nere e bianche, tra nomadi e sedentari, tra pastori e coltivatori. E sono anche queste differenze che hanno portato Issoufou a parlare di unità nazionale.

Etnie in festa

Se da un punto di vista economico il Niger risulta essere uno degli Stati più poveri del mondo (un’arretratezza dovuta soprattutto a condizioni ambientali sfavorevoli e alla mancanza di seri investimenti), a livello culturale racchiude numerosi e preziosi tesori.

Per comprendere e osservare questa ricchezza basta partecipare al Festival dell’Aïr, che si tiene ogni anno a Iferouane. Un appuntamento cui partecipano delegazioni di cantanti, poeti, danzatori, portatori di dromedari. È soprattutto un’occasione di incontro tra i vari gruppi Tuareg, al fine di mantenere viva la loro cultura sempre più minacciata dalla modernità e dallo sfruttamento intensivo della terra.

Iferouane, nel nord del Niger, è una città-oasi strategica, che ha conosciuto in tempi recenti sommosse alimentate dalle rivendicazioni del movimento di liberazione Tuareg, impegnato nella richiesta dei diritti e dell’autonomia di questo antico popolo nomade. Iferouane è circondata dalla Riserva naturale dell’Aïr e Ténéré, la più grande area protetta di tutta l’Africa, inclusa nel 1992 nel Patrimonio mondiale dell’umanità.

Ogni gruppo etnico del Niger è custode delle proprie antiche tradizioni, come i nomadi Fulbe Bororo che vivono nella pianura del Sahel, dediti alla transumanza del bestiame. Dopo la stagione delle piogge, in autunno, i Fulbe Bororo e i Wodaabe celebrano la festa di Geerewol, cui accorrono da tutti gli angoli del Niger e anche da oltre i suoi confini, per ritrovare vecchi amici, compagni e scegliere nuovi amori, attraverso antichi rituali.

Le danze sono centrali per lo sviluppo di queste interrelazioni. Si alternano la danza di benvenuto, e poi quella che vede raggruppati compagni della stessa classe d’età. Dominano i costumi, variopinti e arricchiti da preziosi gioielli.

La cura del sale

È uno degli avvenimenti culturali tra i più attesi e antichi in Niger. Si tiene prima della stagione invernale, e vi partecipano allevatori di bestiame Tuareg, Peul, ma anche Arabi provenienti da tutto il Paese e spesso anche dalla vicina Nigeria, dall’Algeria e dal Mali.

Si radunano nella piana di Irhazer, nei pressi della città di Ingall. La cura del sale è una transumanza che inizia verso luglio e ha il suo culmine verso settembre-ottobre, quando gli allevatori nomadi giungono nella piana per far pascolare e abbeverare gli animali.

La zona, con il periodo delle piogge, diventa ricca di sostanze nutritive vitali, soprattutto di sali minerali che il bestiame assimila bevendo l’acqua salmastra, grazie alla quale aumenterà la capacità di ritenzione dei liquidi. Un elemento indispensabile per gli spostamenti nelle regioni desertiche del Niger, uno Stato dove le temperature sono alte tutto l’anno, con una forte escursione termica dal giorno alla notte.

Silvia Turrin

05-04-2011

Dal nostro sito: la traversata del Niger dei Fulani con le loro mandrie

Letture consigliate:

- Moussa Albaka e Dominique Casajus, Poésies et chants Touaregs de l'Ayr. Tandis qu'ils dorment tous, je dis mon chant d'amour, L’Harmattan
- Maurizio Tiepolo, Lo sviluppo delle aree rurali remote. Petrolio, uranio e governance locale in Niger, Franco Angeli

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