La Caritas del Niger accoglie chi scappa dalla Libia

La Caritas del Niger accoglie chi scappa dalla Libia

aprile 2011
Quando gli elefanti danzano (o fanno altre cose) chi ci rimette è l’erba... proverbio sempre sciaguratamente attuale. Vedi la Libia, ad esempio, o il Niger, porta d’ingresso privilegiata per chi migra dall’Africa Occidentale.

La gente scappa e torna a casa a migliaia. In Niger e altrove. A fine marzo 2011 erano circa 18 mila, dei quali oltre mille di nazionalità straniera. Ogni settimana circa 2 mila persone arrivano a Dirkou, la città nigerina più vicina alla Libia.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento del lavoro umanitario fa una stima di 60 mila rifugiati con un flusso possibile di 1.500 al giorno per le prossime settimane. Ho incontrato un’operatrice di Agadez, al nord della capitale Niamey, che confermava la ripresa dei cammini migratori nei due sensi: c’è chi continua a scappare e chi insiste a partire per raggiungere in qualche modo l’Europa.

La Caritas nigerina, la Cadev, collabora con le Nazioni Unite e lavora principalmente a Agadez e Arlit (zona dell’uranio). L’azione si sviluppa in tre direzioni:

- accompagnamento delle persone di nazionalità straniera che hanno problemi di sicurezza nel loro Paese di origine e dunque suscettibili di ottenere lo statuto di rifugiati.
- materiale di prima assistenza e particolare cura delle donne incinte, dei minori e di altre categorie vulnerabili.
- facilitare il ritorno e il reinserimento dei migranti nigerini tornati in patria.

Queste operazioni si realizzano con l’aiuto economico di altre Caritas e in collaborazione con le autorità. Anche il deserto del Sahara può essere come il mediterraneo.

Nessuno parla di respingimenti e di centri di espulsione. Anche i deserti, a volte, fioriscono.

P. Mauro Armanino
Niamey, Niger

27-04-2011

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