Marie e il paese perduto

Marie e il paese perduto

luglio 2011
La Libia che passa da Niamey

Marie Claire era tornata in Costa d’Avorio dopo anni di esilio in Niger. Pensava di ritrovare il paese perduto e invece ha perduto il paese per sempre. Dice che ha visto troppa gente uccisa. Lei, che si era impegnata per la campagna elettorale di uno dei contendenti alle presidenziali. Per mantenere i quattro figli e in memoria del marito ucciso poco prima.

Non tornerà più nel paese perduto e lei stessa, orfana dei genitori, si è trovata orfana anche di paese. Il Niger l’ha accolta. Tra la polvere e le lacrime di gioia delle vicine quando l’hanno vista tornare ancora viva. Le danno da mangiare un poco di riso e spesso persino un sorriso. Non tornerà in Costa d’Avorio perché i morti ancora inseguono i suoi occhi e le narici sono diventate stanche di odorarne l’anima.

Sua figlia si è inserita in un gruppo di danza e Marie teme che si perda e le piacerebbe che cambiasse lavoro e amicizie. Ha solo diciassette anni, sua figlia, e forse ha già vissuto abbastanza e non le rimane allora che danzare per vivere.

Michael arriva dalla Libia e vorrebbe tornare in Camerun e ha lasciato un biglietto sulla porta perché non c’era nessuno a quell’ora. Dice che aveva aspettato per essere ricevuto all’ufficio delle migrazioni internazionali e si è stancato di attendere. Per troppo tempo lo sta facendo e chiede un aiuto per tornare. Cita il vangelo di Matteo di quando si chiede e si trova e quando si bussa a volte si trova aperto.

Non è stato il caso nell’ufficio di ieri. Erano in missione coloro che sostengono i colloqui coi migranti scappati dalla Libia dove continuano i bombardamenti tra le distrazioni internazionali. Michael è stanco di aspettare e scrive che appena trentamila franchi potrebbero bastare per tornare a casa.

Mohmoud, lui, torna a casa domani mattina. Era partito in Libia due anni fa per fare fortuna e in due anni ha potuto mandare a casa i soldi una sola volta. E’ originario del Benin e torna domani mattina presto con la compagnia Rimbo di Niamey. Torna nel Benin, lui che è un esperto di informatica e ha perso tutto in Libia. Nel viaggio ha visto morire sette persone di sete e di fame nel deserto.

Sua moglie è della Guinea e non può andare con lui. Rimarrà in attesa di un aiuto dagli Stati Uniti e poi si ricongiungeranno col figlio che era rimasto a casa tutto questo tempo. Aveva un libro fotocopiato di una chiesa protestante che portava sottobraccio come un ricordo lontano da custodire. Gli hanno offerto alcuni abiti e del sapone di Marsiglia per il viaggio.

Emmanuel è originario della Guinea ed è scappato dalla Libia. Anche lui si trovava a Misrata e anche lui si è trovato ostaggio della guerra e del deserto da attraversare. Non vuole tornare al paese perché c’è stato un tentativo di colpo di stato e i militari controllano e abusano della gente. Specie coloro che tornano dalla Libia e che forse hanno imparato ad usare le armi che altri hanno fabbricato,commerciato e venduto.

Dice che vorrebbe aspettare e che sua moglie gli dice di non tornare perché è pericoloso. Passare da una guerra all’altra diventa difficile e allora viene da piangere oppure da ammalarsi. Emmanuel vuole qualcosa per curasi dalla paura che lo accompagna come un cane fedele. Tornerà quando taceranno le armi al silenzio della foresta che lo aveva visto nascere nei pressi di Zerekoré, in Guinea.

C’è tanto ferro da esportare che la pace manca da anni e la corruzione ha scavato innumerevoli miniere nel cuore della società e i poveri scappano. Proprio come i figli dei ricchi che possono studiare all’estero.

Bourema vuole tornare a Freetown, la capitale del suo paese. La Sierra Leone da cui era partito per lavorare in Libia. Era andato per la libertà e tra le mani ormai vuote e senza documenti racconta della libertà che già conosceva. Free-town, la città della libertà. Fondata da schiavi liberati che avrebbero voluto esportare altrove quanto avevano tradito loro stessi.

Bourema dice che il viaggio nel deserto gli è servito per tornare in città. A Freetown è nato e a Freetown vuole rinascere.

P. Mauro Armanino, Niamey

29-07-2011


SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova