La follia di Grace

La follia di Grace

agosto 2011
Era arrivata da qualche giorno sulle strade di Niamey. E sotto la pioggia non trovava alcun riparo che non fosse un muro di cinta e una porta d’ingresso chiusa. Grace si è allontanata dal campo dei rifugiati della Costa d’Avorio creato a Lomé in Togo. Sono oltre settemila coloro che hanno cercato scampo dalle violenze e dalle rappresaglie nel Paese.

Le hanno poi ritrovate entrambe accanto a loro travestite da vicini di sventura e di tenda. Grace racconta di aver subito abusi durante il viaggio e le sue parole sembrano arrivare da lontano. Poi si perdono tra le paure dei nemici e degli spiriti da combattere. Tiene una bibbia tra le mani e non ha mangiato e dormito per vari giorni.

Ospite di una famiglia del suo stesso Paese ha chiesto di uscire e poi è fuggita nel bosco che circonda Niamey. Giunta nella notte nel cortile di una parrocchia della periferia della città, ha atteso il mattino per togliersi i vestiti ed apparire nuda. Spogliata dalla vita e dal tempo. Indifesa e forte come chi indossa senza saperlo la metafora della vita quando viene violentata.

Camminava con passo lento mentre ci si avvicinava al reparto di psichiatria dell’Ospedale Nazionale. Il cortile ci accoglieva ancora umido per pioggia caduta di mattina e arredato da abiti stesi ad asciugare al leggero sole. La sala delle visite continuava a riempirsi di gente e accanto le abluzioni di coloro che si preparavano per la preghiera di metà giornata.

I bambini che spuntano dalle spalle delle madri oppure inciampano tra le pozzanghere. Grace ha iniziato ad occupare una parte del sedile e a difenderla da eventuali pretendenti. Ha cercato di avvicinarsi un paio di volte alla porta centrale ed è riuscita a provocare la reazione di alcuni anziani che tra un insulto e l’altro l’hanno minacciata col dito.

Dopo la visita si è chiesto che Grace fosse ammessa a rimanere in un letto del reparto di psichiatria. Non c’era posto per lei da nessuna parte in città.

Bisognava solo andare a comprare le medicine per le iniezioni che la calmassero. E dopo una stuoia da stendere sul letto e una persona che stia con lei. Poi Grace ha iniziato a dormire mettendosi sul fianco. Nella camera c’erano alcune signore e i bimbi attaccati alle madri che giacevano accanto.

Ognuna con la propria malattia da inseguire. Il reparto di psichiatria dove alcuni salutavano in inglese e altri con lingue sconosciute. Il Corano sta in una mano per il mese di Ramadan dove la gente fa le preghiere sulle strade e nelle moschee. Si fanno sentire gli altoparlanti che seducono i fedeli per la sera. Poi si rompe il digiuno e ci si trova per la meritata cena. C’è molta meno gente in giro.

Grace guardava con un sorriso solo dissimulato chi faceva le abluzioni. Lei era rimasta sotto la pioggia per alcuni giorni da quando aveva abbandonato il campo. Durante la celebrazione della festa dell’indipendenza della Costa d’Avorio è giunta la notizia del suo ritrovamento nel cortile della parrocchia dove altre donne dello stesso paese erano state ospiti. Hanno cantato l’inno nazionale rivolti verso la bandiera mentre le spalle erano verso la terra da cui erano partiti.

Grace insegue i fantasmi della mente e prega che siano annientati tutti i suoi nemici. A volte si toglie le ciabatte per sconfiggere la paura e dopo le rimette per schiacciare chi vorrebbe farle del male. Racconta del viaggio e nella borsa ha lasciato tante cose che prima soleva vendere. Forse commerciava anche in Europa per poi offrire le mercanzie nel suo paese.

Molte donne fanno lo stesso. Finché la follia scese su di lei e ai numeri di telefono trovati nella borsa rispondono voci lontane che dicono di conoscerla. Grace a volte sorride e afferma che Dio le ha parlato e l’ha spinta a andare. Dice di non appartenere alle chiese che dividono i credenti gli uni dagli altri.

È arrivata senza saperlo e non sa quanto tempo potrebbe restare e neppure se deve ancora continuare. L’infermiera le ha appena fatto l’iniezione calmante. Grace dorme sulla stuoia acquistata al mercato per pochi soldi e ha promesso che domani avrebbe rivelato un segreto. L’unica follia è la guerra.

P. Mauro Armanino,
Niamey

15-08-2011

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