I piedi di Fabri

I piedi di Fabri

agosto 2011
Diceva che siamo polvere e che alla polvere torneremo un giorno. Fabri di polvere se ne intende perché è nato con le mani e le gambe attorcigliate e per anni ha raccolto la polvere delle strade e del mondo.

Il padre non l’ha voluto come figlio perché mai nessuno nella sua famiglia era nato deforme. Solo sua madre ha fatto quello che poteva e per questo ha cominciato a pregare. Fabri una mattina ha capito che non avrebbe mai potuto usare le braccia e le mani per creare. Ha sognato che avrebbe potuto usare i piedi.

E così ha cominciato a fare per qualche tempo. Diceva che si era accorto che poteva ciò a cui non aveva mai pensato prima, quando si trovava nella polvere.

L’hanno mandato a scuola e ha imparato tante cose. A leggere e scrivere e scolpire e disegnare e soprattutto a lavorare il cuoio per fare copertine di libri e borse e portamonete per coloro che sanno cosa mettervi dentro.

I suoi genitori, separati, vivono entrambi a Niamey e non si interessano né a lui né ai suoi piedi. Dopo ha mostrato il campionario che portava in giro nella borsa. Ha preso le misure del libro togliendo entrambe le scarpe e i calzini. Ha usato il metro con l’aiuto dei denti e delle dita del piede. Ha chiesto un anticipo per l’acquisto del materiale e ha promesso che per venerdì avrebbe completato il lavoro.

Erano le 11 quando è apparso col passo claudicante e la borsa di plastica alla tracolla. Una volta nell’ufficio ha estratto la copertina di cuoio del libro, una bibbia di Gerusalemme importata dalla Costa d’Avorio oltre una ventina di anni fa. Voleva lui stesso inserirla nella custodia e ci siamo aiutati a sistemarla. Andava benissimo.

Solo la croce della copertina era appena rovesciata come buona parte delle cose che la riguardano. Anche la chiusura lampo era perfetta. Un bel lavoro fatto coi piedi e forse anche coi denti. Fabri ha iniziato a raccontare la sua storia e la sua età che arriva a trentadue anni. Mancava poco all’altra età che l’immaginario ha attribuito a colui che nella croce ha messo proprio i piedi.

Mangia appena possibile e paga l’affitto occasionalmente. La sua onestà gli permette anche qualche ritardo di pagamento. Anche lui prega quando ha finito i soldi e il cibo. E immancabilmente il giorno seguente trova un cliente per qualche giorno in più di vita. Vorrebbe forse sposarsi ma non è facile trovare chi sia disposta a rischiare ancora la polvere.

Fabri è stato battezzato col nome di Emmanuel ed è originario della confinante repubblica del Benin. Diceva che Dio ha dato le mani a quasi tutti e che a lui ha dato i piedi. Ha scoperto quante cose si possono fare con le dita del piede. Ha voluto scambiare il numero di telefono cellulare e con la punta del piede ha iniziato a registrare il nuovo numero e ancora premendo ha digitato quello dettato.

Ha perfino tolto e rimesso la batteria del telefono invitando a chiamarlo non appena ci fosse stato bisogno di lui. Ha provato qualche volta a chiedere a Dio il perché di questa sua scelta. Quella delle mani e quella dei piedi. Dice che finora non ha trovato nessuna risposta ma che ogni sera si avvale della bibbia per pregare e non manca mai alla messa della cattedrale di Niamey che si trova nel quartiere Zongo.

Per trovarla bisogna dire ai taxi di andare alla scuola della missione. Non tutti sanno della cattedrale. Adesso che la gente sta digiunando per il Ramadan c’è poco traffico la sera per via della preghiera. Tutti i camion posteggiano lungo le strade perché gli autisti non vogliono perdere la benedizione di questo mese santo.

Fabri diceva che la vita è come andare al mercato e poi comprare qualcosa. E poi si torna alla polvere da dove si era partiti. A Niamey si trova un grande mercato e un piccolo mercato Adesso c’è un mercatino anche accanto alla cattedrale dove va sempre Fabri.

I canali di scolo sono aperti e secondo lo spirare del vento accompagnano che entra e chi esce dal cortile o chi prende il taxi che può fermarsi al segnale della mano. Per duecento franchi si può arrivare quasi dappertutto in città.
A Niamey i mercati non mancano. Forse anche per questo Fabri dice di trovarsi bene.

P. Mauro Armanino, Niamey

25-08-2011

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