Il giorno di festa

Il giorno di festa

settembre 2011
Zarmaganda era deserto fino al passaggio del corteo presidenziale di ritorno dalla preghiera alla Grande Moschea di Niamey. Militari, poliziotti e vigili a presidiare gli incroci sensibili. I militari armati e alcune camionette con mitragliatrici a fare bella figura.

Continua così la festa che chiude il Ramadan a Niamey. La notte scorsa si sentiva eccitazione sulle strade, più frequentate del solito. I bambini sulle strade che luccicano come il sole di questa giornata, rispolverato per l’occasione. Con gli occhiali finti su visi veri e solo più abbronzati dalle creme profumate per l’occasione e dalle perline colorate dalla festa.

Poi riappaiono le macchine e le moto e gli incroci dove anche se a tratti funzionano, i semafori oggi sono inutili e a volte dannosi per chi si permette di rispettarli. Attraversa a suo rischio e pericolo la rotonda Mali Bero, crocevia dubbioso e incostante, specie quando mancano i vigili a complicarlo.

Ci sono una ventina di incidenti seri al giorno e almeno un paio di morti quotidiani. Una parte del prezzo al consumo sull’altare delle sconsiderata velocità e dei mezzi inadatti a circolare. Non mancano neppure i cartelli pubblicitari di Airtel e della Coca Cola, paradigma universale di globalizzazione liquida.

Intanto anche oggi, giorno di festa, a tratti salta la luce che viene dalla Nigeria. Anche grazie al petrolio manca lei pure del necessario per illuminare la speranza di tanti suoi giovani.

Sono passati cinque nigeriani l’altra settimana. Tutti quanti derubati in suolo algerino per solidarietà tipicamente africana. Sono tornati a mani vuote e col cuore gonfio di amarezza e con la vergogna di tornare da dove erano partiti appena poche settimane fa. Invece Junior è assente dal suo paese, la Repubblica Democratica del Congo da quindici anni.

Quando era partito si chiamava ancora Zaire e poi nel frattempo è cambiato il nome e anche lui, ex. militare nell’esercito di Mobutu. E’ stato in Marocco, Tunisia, Libia, Algeria e da Gao è arrivato qui da qualche mese. L’hanno rifiutato una prima volta all’ufficio internazionale delle migrazioni.

Lo chiamano l’OIM e ha la sede nel centralissimo boulevard Mali Bero. Lui è l’antenato mitico che in un cesto ha salvato il popolo Zerma dallo sterminio dei nemici. Bero vuol dire grande. Proprio come la miseria nel Niger di oggi dove l’uranio va in Francia e il prossimo petrolio è stato negoziato e rapito dalla solita Cina.

Lei, oltre agli oggetti che durano poco e alle motociclette usa e getta, accaparra le materie prime che si trovanmo sull’orbe terrestre. Dove anche le terre si vendono, si coltivano, si comprano e si tradiscono nell’impunità generale. Le acque nei dintorni di Arlit, dove si trovano i giacimenti di uranio,sono inquinate fin nelle falde.

E il consumo d’acqua per l’industria mineraria ridurrà la retorica dei politici alla mendicanza degli ultimi elettori che ancora speravano.

L’Ufficio serve precisamente a far tornare i migranti da dove erano partiti senza curarsi minimamente di quello che hanno vissuto. Agenzia supplementaria di regolamentazione dei flussi utili e inutili dell’Europa che bombarda in modo umanitario.

Per proteggere il petrolio e le proprie industrie di fabbricazione della morte per procura. L’amico partito in Nigeria ha promesso di scrivere la sua storia e così ha fatto Junior che coi capelloi ‘rasta’ si dice profondamente cambiato.

La festa a Niamey si copre di nubi pomeridiane e le giovani donne cercano risorse per sopravvivere all’ultimo matrimonio che durerà qualche settimana prima di scioglierlo con la benedizione distratta degli imam locali.

Si passa in seguito all’altro matrimonio che verrà celebrato aspettando che la sabbia lo nasconda agli occhi dei minareti dove ancora si canta la voce che ricorda che Allah non solo è Misericordioso ma anche Unico e che a Niamey si trova bene.

P. Mauro Armanino, Niamey

2 settembre 2011

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