La partita vinta di Niamey

La partita vinta di Niamey

settembre 2011
Domenica 4 settembre 2011. Alle 15 l’incontro di calcio Niger-Africa del Sud. Partita eliminatoria valida per la qualificazione alla fase finale della Coppa Africana delle Nazioni. I cartelli lo dicevano a chiare lettere. La parola impossibile non si trova in Niger.

Il pomeriggio era iniziato bene. I colori della bandiera del Niger dipinti sui volti e raccontati dalle magliette. Verde, bianco e arancione. Il sole della bandiera splendeva in questo mese di settembre, ultimo per le piogge eventuali, finora scarse in varie parti del paese.

Verso Tahua hanno di nuovo seminato perché la prima semina non ha funzionato e lo stesso nella zona di Tera e da altre parti. Si profila l’attesa e prevedibile e strutturale carestia per i prossimi mesi. Come annunciavano e forse speravano le agenzie umanitarie e coloro che di esse e da esse sono nutriti e giustificati.

Sul biglietto sono stampate le porte di entrata: 1, 2, 16, 17. Sono tremila franchi africani per le gradinate popolari. Bambini, giovani, attempati suonatori di tamburo e gentili signore si mescolano per entrare allo stadio dedicato al generale Seyni Kountche.

Ucciso a tempo debito nella serie non ancora terminata dei colpi di stato in Niger. All’arrivo allo stadio due porte erano chiuse e le altre due erano assaltate da coloro che ritenevano inutile e forse dannoso fare la fila davanti ai cancelli. La presenza saltuaria della polizia vestita di nero e di altri membri della forza pubblica contribuivano a creare un senso di ineluttabile confusione.

Bisognava essere andati almeno tre ore prima della partita e forse le cose sarebbero state diverse. Anche in Niger avrebbero potuto essere diverse se fossero cambiati gli occhi per guardare i poveri, cresciuti nel frattempo. Le ricchezze infatti sono andate diminuendo con le ricchezze minerarie. La sfortuna di averne in abbondanza e strategiche, come l’uranio si avvera una grave e persistente minaccia per il popolo.

Il reddito per abitante in Niger nel 2009 è inferiore del trenta per cento a quello del 1980. I dati sono della Banca Mondiale che si avvale delle statistiche più organizzate nel sistema globale di rapine.

Chi attraversa la fila con contenitori d’acqua e chi torna indietro scoraggiato per l’inutilità del tentativo di entrare allo stadio. Qualche spintone di troppo e poi la porta di ferma, inesorabile tra le mani di coloro che sventolano inutili biglietti d’ingresso.

Le sirene annunciano l’arrivo del Presidente e della scorta armata. Pick-up Toyota adibite e arredate con mitragliatrici pesanti e cordone di sicurezza di militari ad ogni decina di metri. La politica e lo sport si rigenerano a vicenda e per qualche ora si potrà infine dimenticare la deriva verso la quale il Paese sta andando.

Le promesse elettorali, pattuite, concordate e svendute dovranno essere gradualmente rimborsate. Ed è quello che sta succedendo nelle varie ed interminabili nomine presidenziali di questi giorni. E anche il prossimo petrolio promesso diventerà una partita di tipo presidenziale con la complicità della vicina Nigeria.

Quest’ultima ha una straordinaria esperienza in merito. La ricchezza si trasforma in sfruttata povertà per chi viveva in modo umanamente sostenibile.

Il primo boato si sente da lontano e poi altre grida, cori inneggianti alla squadra locale, Il Mena che rappresenta l’unità nazionale meglio dei politici e forse anche della religione. L’ultima in ordine di tempo è quella smantellata in Libia e che ha fatto ritorno in patria.

Traditi e svenduti tornano anche i Tuareg molti dei quali si erano arruolati nella parte perdente della partita. Alcuni con la armi e tutti con l’amarezza della sconfitta. Due liberiani chiedevano ieri un paio di scarpe per andare a Monrovia senza vergogna.

Finita la partita i motorini con un numero superiore alla media di passeggeri fa slalom nel quartiere Francofonia, attraversato dalla mitica avenue Zarmaganda. E poi camion, auto, pedoni, dromedari e sfaccendati bovini festeggiano, ognuno a suo modo, la vittoria finale.

Nicolò, genovese di Pegli, onesto impiegato di Medici senza Frontiere manda un sms: “Bel primo gol. Vittoria meritata. Il numero 13 del Niger ha i piedi discreti e grande personalità. Il portiere è un grande attore. Forza Niger!”

P. Mauro Armanino, Niamey

17-09-2011

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