Le frontiere di Mireille

Le frontiere di Mireille

ottobre 2011
Diceva che non sentiva muovere il suo ventre da cinque giorni. Dovrebbe invece nascere a fine mese. Domani è la festa degli angeli che si chiamano col suo nome. Potrebbe decidere all'ultimo momento domani di attraversare la soglia. Non sono passati che nove mesi da quella prima frontiera di carne congiunta e separata. Stavolta nascerà a Niamey.
Partita dall'Algeria dove si trovava da due anni voleva tornare in Cameroun per partorire in famiglia. Lei è la primogenita e i suoi ci tenevano ad averla di ritorno. Faceva parte della tradizione di famiglia. Gli altri fratelli e sorelle sono piccoli e delle frontiere della vita sanno ancora poco. Il padre del figlio è rimasto invece in Algeria e non sa l'accaduto. Mireille è partita da sola per arrivare forse in due o più. Era già tornata al paese per la morte di sua madre e ora voleva andare per riparare con la nuova vita.

Non si aspettava di certo l'altra frontiera. Eppure aveva viaggiato altre volte. Pensava di passare come era arrivata. Ora tutto era diventato più difficile. Le armi e i mercenari e i terroristi e i contrabbandieri e i militari e la regione dell'uranio assediata. Quella umana invece è militarizzata e esportata come merce di consumo al dettaglio. Il deserto della frontiera e la frontiera del deserto. C'è da passare quella col Niger per arrivare a Arlit zona blindata per i giacimenti di uranio. A Mireille sono stati chiesti i soldi che non aveva per pagare il passaggio.

Con altre due donne Mireille si è dovuta spogliare ed è stata perquisita dal militare in servizio. Altrimenti sarebbe dovuta tornare indietro. Conviene a tutti che le frontiere si assomiglino. Il documento scritto dentro il suo grembo non serviva. Il militare voleva che lei e le due compagne di viaggio pagassero con altro il passaggio di frontiere. E allora ha chiesto alla ragazza più giovane di sostituirla dopo averla fatta spogliare. La giovane ha rifiutato perché erano i suoi giorni e ha mostrato alla guardia la prova di quanto diceva con un fazzoletto bagnato di sangue. Le frontiere sono spesso insanguinate, altre volte armate e spesso fortificate..

Mireille è arrivata ad Agadez e poi a Niamey con la complicità di medici senza frontiere. MSF si definiscono e vengono chiamati a causa delle frontiere che loro lasciano da una parte per ritrovarle dall'altra. L'hanno presa in custodia, riconosciuta e fatta partire. Gli aerei sono occasionali e i pulmini invece quotidiane avventure piene di polvere senza scorta. Dice che il pullman la faceva gemere di timore e di rimpianto per non essere partita prima e aver aspettato l'ultimo momento. Ha smesso di sentire muoversi dentro mentre il viaggio si faceva tortuoso e lontano. Si trova nella camera numero11 del centro di accoglienza per missionari.
Mireille, missionaria con le frontiere addosso e dentro. Ha sorriso quando si è accorta della sua nuova missione. Il centro di accoglienza non è lontano dal piccolo mercato di Niamey.Non avrebbe dovuto partire per un viaggio così lungo. Non sapeva che le frontiere possono anche diventare artigli che lacerano carni e grembi. Non poteva immaginare che bastava poco per scomparire. Non mangiava da tre giorni e ha chiesto alcuni pezzetti di carne e un succo di frutta. Era preoccupata perché ha lasciato i vestitini a casa, in Algeria e non sapeva cosa mettere quando nascerà la vita. Passerà una visita questa mattina per la mediazione dell'organizzazione mondiale della sanità che ha un grande edificio affittato nella capitale.
Con l'altra Mireille di Niamey, insegnante di lingua Zerma, si sono incontrate e guardate da madre a frontiera e si sono date un bacio. Il figlio dell'altra Mireille si chiama Ismael e da molti anni non vive con sua madre. E' da cinque giorni che non sente muovere il basso ventre e finge di non preoccuparsi. Si sono lasciate con un sorriso tra le labbra e negli occhi. Da Mireille a Mireille come si conoscessero da sempre.Un bacio che solo il silenzio sapeva come tradurre in speranza ancora senza nome.

Per colazione ha chiesto un pezzo di pane e un succo di frutta.

Mauro Armanino, Niamey,
Settembre 2011

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