Il giocatore

Il giocatore

dicembre 2011
Oliviera era partito dal suo paese a quindici anni perché non gli piaceva il calcio corrotto del Cameroun. Voleva giocare in un squadra del Nord Africa. Ed è così che, spaventato dal mare, non ha mai pensato di tentare l'avventura in Europa. Altri l'hanno fatto e lui diceva che hanno perso la vita nel tentativo. Nigeria, Niger e finalmente l'Algeria dove trova un posto da laterale sinistro. Passa poi ad una squadra più importante, l'Oran, in prima divisione. Gioca come riserva con buone speranze e un infortunio al ginoccho durante l'allenamento lo ferma per due anni. Ha il tempo di tentare la fortuna in Marocco, alla frontiera e poi tornare in Algeria.

Fino al giorno che qualcuno si accorge che i documenti che si era procurato non bastano più. Viene espulso e il passaporto sequestrato. Ha appena il tempo di non farsi portar via gli abiti che indossa. Le scarpe verranno rubate invece all'arrivo, nella stazione dei bus di linea, mentre dormiva sopraffatto dalla stanchezza, a Niamey. Stanotte passa ancora la notte alla stazione e ora fa freddo.

E' tornato varie volte al suo paese e questo gli ha permesso di avere un figlio che hanno chiamato Brian. Ora sono sei anni che non lo vede. Si parlano per telefono. La madre del bimbo ha ventidue anni e si chiama Justine, martire anche lei, quando Oliviera è lontano. Si aspettano ancora mentre gli anni passano e lui torna con una piccola borsa di plastica e cammina con le pantofole da spiaggia visto che le scarpe da tennis sono sparite.

Alla frontiera col Niger gli hanno ritirato l'ultimo documento rimasto e nella borsa il vice capo della polizia di frontiera ha trovato diecimila franchi e li ha presi perché il viaggio di Oliviera potesse continuare. Aveva quattro mila franchi nella tasca e con questi ha potuto mangiare qualcosa nel viaggio che lo ha condotto alla capitale Niamey. Vuole tornare a casa e anche i pantaloni sono scuciti nella zona dell'inguine. Un cortese poliziotto dell'ufficio che controlla il territorio nazionale lo ha informato sottovoce dell'inconveniente, con un sorriso di circostanza. Alla frontiera erano in cinque ma lui era l'unico che causava problemi a causa della nazionalità. Tra il Niger e il Cameron non ci sono ancora accordi stipulati e allora vige la consueta legge dell'uniforme e cioè del potere.

Vorrebbe continuare a giocare ancora per qualche anno e poi chiudere la carriera da qualche parte. Ha imparato tante cose dai viaggi e dalla vita.Diceva che se la testa non è forte ci si perde facilmente. Ha sempre avuto paura di attraversare il mare. Era scappato da casa con alcuni amici.

In Algeria la sua vita è stata dura perché dice che in quel paese sono razzisti coi neri. Che tanti ragazzi entrano nel giro della prostituzione perché il sistema sociale la favorisce e neppure conviene parlare delle ragazze. A parte la prostituzione e l'umiliazione c'è anche l'espulsione per la madre e il neonato. Sono senza cuore e Oliviera dice di avere imparato molto. Lui è stato battezzato da piccolo perché la sua è una famiglia cattolica e anche la madre di Brian lo è. Martire come Giustina che ha sfidato i poteri di sempre per essersi dichiarata per come era.

Altri invece restano coinvolti nello spaccio di droga, pastiglie e cocaina, mentre in Marocco viene usata di più l'erba. I neri sono un bersaglio quasi dappertutto e questo rende l'avventura ancora più dura. La Croce Rossa lo ha condotto fino alla casa del Migrante di Gao, nel Mali e ora vorrebbe tornare al paese che non vede da sei anni. Ha bisogno di una foto e l'ufficio del controllo del territorio nazionale gli ha garantito un salvacondotto fino a destinazione. Oliviera aveva una bottiglia di plastica con un poco di latte che lo faceva immaginare come un bambino. Nel pomeriggio si è steso per terra e, coperto da un lenzuolo dormiva col volto nascosto. Solo spuntavano i piedi nudi di chi ha molto camminato . Oggi deve fare la foto.

Mauro Armanino, Niamey, dicembre 2011.


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