Le stelle Migranti di Niamey

Le stelle Migranti di Niamey

dicembre 2011
Grace avrà nove anni domani ed è venuta con sua madre perché non avevano nulla per festeggiare. Lei è della Repubblica Democratica del Congo e guadagna appena per sopravvivere ai giorni. Ha messo sua figlia nella scuola femminile cattolica che dà persino da mangiare per chi ha da pagare. Le famiglie benestanti e il resto con gli aiuti di nascosto. Diceva che per Natale non aveva niente per cui il giorno non sarebbe stato differente dagli altri giorni dell'anno che si allontana.

Mary dorme nella cappella di san Abramo che si trova nel cortile della cattedrale. Anche Abramo ha cominciato da migrante e poi si è fatto sedentario, fino a imparare a contare le stelle di sabbia. Lei è malata mentale e viene dalla Liberia. Dormiva da qualche parte o ora si trova bene. Non mangia e dorme e prega nei pressi di Abramo che non sapeva chi scegliere tra Sara e la schiava. Lei invece ha scelto di rimanere. Per la notte buona forse qualcuno andrà a cercarla per quei presepi che si trovano in fondo alle chiese con la cassetta delle offerte.

Issa invece è arrivato contento perché forse trova un lavoro. Gli hanno detto di portare i documenti entro la settimana e le fotocopie autenticate della sua identità rubata. Tornato dalla Libia si è sposato cambiando di ragazza all'ultimo momento. Issa vuol dire Gesù in arabo ed è convinto che stavolta potrà cavarsela. Esattamente come Antony che è appena uscito di prigione con la grazia presidenziale di qualche giorno fa. Pure lui è liberiano e forse per questo è stato lasciato libero insieme ad altri connazionali e vorrebbe tornare a casa. Non prima di essersi curato presso la clinica della 'cité'. La prima volta si era sbagliato di clinica e allora gli avevano detto di tornare a fine mese. Tardi per chi come lui ha passato un anno di carcere con l'accusa di aver imbrogliato se stesso e la vita che ha emigrato prima di lui.

Fogo appare come il teatro di Pirandello e cerca un autore. Arriva dal vicino Togo e volevano iniziarlo alle terapie del Vudu e ha scelto di scappare senza sapere che sarebbe arrivato in Niger col primo camion che partiva. Non aveva neppure una borsa e i vestiti gli si erano attaccati addosso perché dormiva accanto alla strada. Vorrebbe sapere cosa fare senza i documenti che attestino l'identità perduta e abbandonata al suo paese. Anche a Niamey circolano gli alberelli finti di natale con gli addobbi e le palline colorate. Ci sono gruppi di ragazzi che preparano i dolci e li dividono in piccole unità perché la dolcezza non è mai tutta di un colpo e si condivide solo stando seduti lungo la strada.

Charles e Yunus sono anch'essi liberiani e aspettano che qualcuno e da qualche parte mandi loro i soldi per continuare il viaggio. Non vogliono tornare al paese con le mani vuote perché allora sarebbero come re magi senza oro. Dicono che i loro connazionali sono una buona dozzina e fanno vita di invisibili nella capitale. Loro hanno una camera con un salottino e solo hanno da pagare l'affitto per questo mese. Sono poche migliaia di franchi e sperano che nel frattempo arrivi l'aiuto neanche fossero i pastori che chiedono la direzione prima di partire. Domandavano il regalo di natale per far finta di essere a Monrovia dove i bambini diventano i padroni della città per un giorno intero e a volte anche di più.

Il Fondo Monetario Internazionale è apparso invece con una signora dal nome evocativo. Christine Lagarde che ha confermato il buon andamento del paese. Ci sarà una crescita del 14 per cento del prodotto interno lordo. A condizione che il Niger sia obbediente discepolo della buona notizia del mercato globale. La stella della redenzione si è dunque posata su Niamey e le croci che si vedono sono quelle delle farmacie. I poveri invece non sanno ancora di essere diventati finalmente ricchi. Forse per distrazione o semplicemente per abitudine hanno perseverato a crederlo.
Grace avrà nove anni domani e per regalo una stella migrante.

Mauro Armanino,
Niamey, dicembre 2011.

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