Le mani dei bracconieri sugli elefanti africani

Le mani dei bracconieri sugli elefanti africani

marzo 2012
Dal 1989 è in vigore il divieto del commercio internazionale d’avorio. Nonostante le numerose campagne contro questo traffico illecito e contro le stragi di poveri pachidermi indifesi, i bracconieri continuano a perpetrare un’immorale ecatombe di elefanti.

In un documento diffuso alla fine del 2003 dal Trade Record Analysis of Fauna and Flora in Commerce già emergevano dati inquietanti: oltre 4mila chili di avorio erano in vendita clandestinamente in nove città sparse fra Nigeria, Costa d’Avorio e Senegal. Gli acquirenti principali erano turisti, uomini d’affari e, in taluni casi, addirittura diplomatici. Gli elefanti africani rimangono purtroppo una delle specie a rischio d’estinzione.

Le ultime notizie provenienti dal Camerun aumentano ancor più la preoccupazione verso la loro sopravvivenza difronte alla brutale avidità dell’uomo.
Nei primi tre mesi del 2012 sono stati sterminati nel parco nazionale di Bouba Ndjidda più di 500 esemplari di elefanti: un’azione senza scrupoli effettuata secondo fonti locali da bracconieri provenienti da Sudan e Ciad.

Oltre a questa notizia allarmante preoccupa l’atteggiamento adottato dal governo camerunese, secondo cui il numero di animali uccisi sarebbe inferiore a 500. Secondo Paul Bour, responsabile delle visite turistiche nel parco di Bouba Ndjidda, si sta tentando di minimizzare una strage silenziosa attuata da gente ben organizzata. «Hanno un’organizzazione di tipo militare. Sono ben equipaggiati. Sarebbero perfettamente in grado di reagire alle forze armate camerunesi» ha dichiarato alla stampa Bour.

Frase confermata anche da Celine Sissler-Bienvenu, rappresentante francese del Fondo internazionale per la protezione degli animali (Ifaw), che ha denunciato il modo con cui gli elefanti vengono uccisi: sono gravemente feriti e spesso prima di morire devono sopportare una lunga estenuante agonia. I bracconieri – in molti casi miliziani o ex soldati – utilizzano kalashnikov, mortali per una persona, ma non per animali che possono raggiungere i 5mila chili; quest’arma che semina morte non è immediatamente letale per gli enormi pachidermi e così il loro decesso risulta ancor più penoso.
Fotografie emblematiche testimoniano la brutalità con cui gli animali vengono uccisi. Le immagini sono angoscianti e da sole basterebbero per capire la gravità della situazione.

Intanto i rappresentanti dei paesi firmari la Convenzione internazionale sul commercio internazionale di specie animali e vegetali a rischio d’estinzione si sono riuniti a Ginevra per discutere le nuove misure d’adottare per contrastare il fenomeno del bracconaggio e per garantire l’attuale biodiversità sul pianeta. Secondo gli esperti il commercio illegale d’avorio ha subito un incremento a partire dal 2011, per effetto dell’uso di armi sofisticate che decimano le popolazioni di elefanti. Questo fenomeno non interessa solo il Camerun, ma anche altri 38 stati dell’Africa.

L’Egitto post Primavera araba è tra i siti "più caldi" dove viene smistato l’avorio di contrabbando; quest’oro bianco viene poi dirottato verso acquirenti cinesi, che risultano esserne i maggiori compratori.

la-natura-in-pericolo--la-mia-lotta-per-salvare-i-tesori-naturali-africaniTante comunque le persone che continuano a denunciare questo commercio illecito.
Tra gli animalisti più sensibili ricordiamo Richard Leakey, paleontologo keniota, nonché esponente politico fautore di programmi per la difesa della natura e dei parchi del Kenya. Leakey è da anni impegnato in merito alla questione della protezione egli elefanti, vittime del bracconaggio.

Nel volume La natura in pericolo. La mia lotta per salvare i tesori naturali africani racconta quanto sia difficile affrontare un fenomeno di corruzione tanto potente, quanto esteso. Con gesti dimostrativi eclatanti, come il rogo di tonnellate di zanne sequestrate, Leakey descrive il suo impegno contro bracconieri senza scrupoli.

Leakey, quando era a capo del dipartimento per la Conservazione delle risorse naturali del Kenya, era riuscito a licenziare il personale corrotto. Questo suo impegno lo ha portato a subire pesanti attacchi politici ed è sopravvissuto a diversi attentati, in uno dei quali ha però perso entrambe le gambe. Questo non lo ha minimamente fermato nella sua encomiabile azione a favore della salvaguardia degli elefanti africani e della natura di un continente fragile davanti a biechi interessi economici.


Silvia C. Turrin
20-03-2012



Informazioni sull'ambientalista keniota Richard Leakey e sul suo lavoro, con interessanti collegamenti alle scoperte paleontologiche effettuate dalla sua famiglia

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