Le donne di Haro Banda

Le donne di Haro Banda

agosto 2012
Era scappata durante il genocidio del 1994 in Rwanda. Da allora Josephine vive in esilio con una figlia di sei anni che si chiama Eunice. Ha citato il passaggio della bibbia dove ha trovato questo nome. La seconda lettera a Timoteo nel primo capitolo col versetto 5. Ha tirato fuori la bibbia dalla borsa che si era portata dietro. Frequenta una chiesa nata per l'occasione da un suo connazionale che ne è anche il precario pastore. Parte della famiglia è già stata reinstallata in Canada dall'alto commissariato per i rifugiati. Josephine e sua figlia sperano di partire anch'esse un giorno dall'altra sponda dell'oceano Atlantico. Lei era sposata nel vicino Togo con un rwandese che aveva conosciuto per troppo poco tempo. La carenza affettiva ha fatto il resto e suo marito la violentava con quotidiana pazzia. Ha scelto di lasciarlo dopo quattro anni d'inferno col nome biblico di Eunice.

In generale è difficile trovare casa a Niamey. Per chi è solo è quasi impossibile. Se poi si tratta di una donna con figli senza l'ombra di un padre l'impresa si rivela proibitiva. Josephine diceva che le donne soffrono troppo. Lei tornava in Niger per piangere con la sua famiglia poi trasferita nel Canada. Si aspetta di raggiungerla un giorno e nel frattempo chiede di guarire dalle sue ferite. Non sa bene come pagare l'affitto e cosa dar da mangiare a Eunice. Ha detto che avrebbe fatto una settimana di ritiro a Haro Banda presso una chiesa protestante con altra gente. Cerca la pace del cuore e la saggezza che si trova nella forza per l'altra settimana.

Poco lontano c'è la farmacia Harobanda sulla strada di Say. Nel quartiere adiacente ci sono alcune case di terra impastata dal niente che a volte sorreggono i tetti in lamiera. Loro stanno sulla soglia durante il giorno e aspettano i rari clienti che sfidano il Ramadan. Sono le donne di Haro Banda che abitano da un'altra parte e la sera tornano dai figli per rompere il digiuno. Vengono da fuori Niamey e in genere sono più numerose durante le ricorrenti carestie nigerine. Basta poco alla fame per riapparire nel paese. Ora piove e si spera che la stagione di passaggio corra veloce. Si distribuisce il miglio e altro cibo a prezzi ridotti. Anche così i più poveri non possono permettersi di comprarli. E allora ci sono le donne di Haro Banda e molte altre che passano in città perché i loro figli senza l'ombra dei padri abbiano la vita.

Il corpo delle donne come mercanzia. Era il titolo provocatorio dell'ultimo dibattito di idee al centro culturale francese di Niamey. Sono venute in quattro per raccontare di loro e dei clienti che per pochi soldi rubano una parte del loro corpo. Erano contente per il coraggio che non sapevano di avere e non si sarebbero mai sognate prima di farsi vedere a viso scoperto. Ma anche la sofferenza arriva a volto scoperto e a volte neppure si annuncia. Hanno cominciato a mettersi insieme con le altre e a pensare che un'altra vita era forse possibile lontano. Lo stesso dicevano alcuni liberiani evasi dal paese per sfuggire al copione già scritto dai politici. Altri due giovani della Guinea hanno transitato in città prima di rischiare il viaggio in Libia. Sono centinaia o forse migliaia coloro che tornano dove la guerra non è ancora terminata. Lo fanno perché la guerra per sopravvivere nel loro paese li ha stancati. Meglio le bombe della fame, dicevano alcuni di loro prima di partire.

Il presidente del Niger rompe il digiuno del ramadan con gli invitati come da copione o come da tradizione. Commercianti, uomini politici d'affari e soprattutto i giornalisti che hanno dimenticato che c'era una volta la dignità dell'opposizione. Le donne di Haro Banda e i poveri del quartiere non sono ancora stati invitati al banchetto serale del presidente della repubblica. Nel Niger che conoscerà una crescita esponenziale i poveri non sono ancora stati ammessi. Sono nascosti specie quando le delegazioni straniere arrivano all'Hotel Gaweye di Niamey. All'hotel in genere parlano di sicurezza. Della sicurezza dei potenti che è ben protetta dai soldi e dai militari americani stazionati.
Le donne di Haro Banda fanno i turni di lavoro. Dalle 8 alle 16. 30 è il primo. Il secondo invece attraversa la notte. Si paga in contanti a seconda dell'età e dell'uso della protezione. Poche centinaia di franchi per le più anziane. Le più giovani possono chiedere fino a 10 000 franchi. La presidente e la tesoriera si chiamano entrambe Mariama. Proprio come Maria.

Mauro Armanino,
Niamey, agosto 2012

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