Il cellulare di Ibrahim

Il cellulare di Ibrahim

gennaio 2013
Il suo l'ha preso l'autista del bus per pagarsi il resto del viaggio fino a Niamey. Ibrahim è come l'altro Abramo. Aveva lasciato la terra dei suoi padri per andare dall'altra sponda del mare Mediterraneo. Abbandonata l'ingrata Guinea si era avventurato in Mali per il passaporto funzionale dell'Algeria. Non è mai arrivato in Marocco perché le autorità algerine l'anno arrestato per 11 mesi. Era con altre migliaia di detenuti nella prigione di Batna. Con un passaporto falsificato per qualche euro di illusioni occidentali. Infine Ibrahim è tornato libero col decreto di espulsione. Inizia allora il viaggio di ritorno che passa da Tamanhrasset, Assamaka, Arlit e Niamey. Era preoccupato perché prima di arrivare a destinazione le frontiere sono ancora tante. Abramo a suo tempo era stato fortunato. La sua carovana doveva semplicemente difendersi dalle intemperie e talvolta dai predoni. I confini erano appena abbozzati e l'ospitalità dei beduini era proverbiale. Non c'erano i cellulari migranti come merce di scambio.

Ibrahim ha vent’anni e torna a casa per vedere cosa rimane del mondo che ha lasciato l'anno passato. Era insieme ad Aziz di nazionalità algerina che commercia le macchine lasciate libere dall'Occidente attraverso il deserto. Parte stanotte per la Francia dove ha già vissuto. Dice che se avesse saputo prima la fatica non avrebbe rischiato il viaggio. Anche lui è come Abramo che deve aver rimpianto di aver lasciato la casa di suo padre. Ibrahim invece torna in Guinea con un sacco in plastica che è molto meno del patrimonio di Abramo. Chiedeva una borsa decente per custodire i pochi sogni che gli erano rimasti dopo la prigione. Una borsa nuova per custodire parte di quello che aveva imparato in quel tempo di esilio. Ibrahim diceva che aveva inseguito la sofferenza e che con quella doveva tornare a casa.

Ibrahim è nato a Conakry in Guinea 20 anni fa e torna con uno zaino che gli hanno regalato nel frattempo. Ha l'aria antica di chi ha sentito passare la vita negli occhi e nelle mani. Come l'altro Abramo ha messo nello zaino una bibbia tascabile e un quaderno di appunti. Dice che ha messo per iscritto quanto meritava farlo. L'inizio della temuta guerra del Mali impedisce al bus di linea di salpare. Stanno con lui gli altri passeggeri in attesa alla stazione guardando la tv . Forse partono domani oppure domani l'altro. Tutto dipende dalle condizioni di insicurezza della nuova guerra. Ibrahim era partito il lunedì 7 gennaio di quest'anno con una carovana da Algeri. La compagnia in questione è la Sonef che si contende i viaggiatori e ha un dromedario come emblema. Pacato e sicuro come quello dell'altro Abramo. Come la sua tribù in cerca di una terra.

Come il marito di Amy che si trova in cammino da qualche parte. Erano partiti assieme dalla Liberia per andare lontano e le frontiere li hanno inseguiti. Svenduti e comprati tra il Sudan e il Tchad dove ci sono territori senza diritti. Arrivano dove ci sono diritti senza territori. Per questo non sono da nessuna parte. Annaspano nella quotidiana violenza che li segue fedele come un cane. Si portano dietro ferite che faticano a rimarginare e nascondono uno sguardo rivestito di assenze. Come quello di Joseph che a 27 anni non potrà più giocare in una squadra importante. Un viaggio cominciato 6 mesi fa da Monrovia che per anni ha giocato con la guerra. Passano i mesi e le occasioni sono come le stagioni della vita. Scivolano annunciandosi appena e poi scappano quando meno le si aspetta. Suo figlio si chiama Melvin. Aveva 7 anni quando l'ha lasciato assieme a sua madre Sylla.

Ibrahim e l'altro Abramo si sono infine conosciuti sotto una quercia nell'ora più calda del giorno. Nessuno dei due ha lasciato una discendenza. Si aiutano a contare il numero delle stelle e si accontentano di giocare con la sabbia del mare. Ibrahim torna a casa con lo zaino nuovo e l'altro Abramo gli racconta di una promessa lontana nel tempo. Forse prima di continuare si scambieranno il numero di cellulare.

Mauro Armanino,
Niamey, gennaio 2013,

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