L'asma di Eric

L'asma di Eric

marzo 2013
Era curvo sotto il peso del soffio. Eric é passato venerdì mattina con un documento dell'HCR affaticato dal viaggio. L'Alto Commissariato per i Rifugiati l'ha rispedito al mittente come un pacco postale dalla destinazione sconosciuta. Rantolava sul sedile a capo chino. Gli mancava persino la forza di bere un sorso d'acqua fresca dal sacchetto di plastica. Eric Junior è partito nel 2010 dalla Repubblica Centrafricana. Da allora la cartina geografica si disegna tra i piedi e gli occhi perduti. L'Algeria, il Marocco e la rete metallica. Il Sahara Occidentale e le mine evitate. La Mauritania di Nouadhibou con le reti da pesca. L'arrivo alla capitale Nouakchot e poi la Guinea col documento come bandiera. L'asma lo inseguiva fino al confinante Mali, nel Burkina Faso e si è stabilita con lui a Niamey.

Assieme all'asma di Eric stava Roger, anche lui ferito. Figlio di Moise e di Marie Louise come attestato dal documento in suo possesso. Si vantava di essere stato un operatore economico di successo e un benefattore del popolo. La trappola è scattata quando ha deciso di offrire una chiesa e una scuola alla Chiesa Evangelica del Cameroun. Non può esistere la gratuità e dunque Roger è stato accusato di fare politica per diventare il prossimo sindaco della città. Sono cresciute le intimidazioni e le minacce fino a farlo decidere di partire dal Paese con la famiglia. Roger pensava di abbandonare il passato e si sbagliava. I politici padri padroni sono come l'asma di Eric e inseguono il futuro. Anche nella Repubblica Centrafricana si sentiva pedinato dal potere e ha continuato la fuga lasciando la famiglia al sicuro. Di frontiera in frontiera ha passato il Tchad, la Nigeria e si è fermato anche lui a Niamey città aperta.

Viaggia con le foto grandi ben conservate come garanzia di autenticità. La casa con la chiesa in costruzione e il magazzino della mercanzia. La foto ricordo nell'ufficio col telefono fisso e lui con lo sguardo da commerciante. L'ultima foto è quella di sua moglie in abito da sposa bianco con lo strascico nel giorno di matrimonio. Lei con i quattro figli è rimasta nel Paese dove Eric vorrebbe tornare. L'asma gli ruba quanto rimane del respiro e lo rende tenue come un mattino. L'asma si intende bene con la polvere di questi giorni e sembra un cane randagio. Lo segue da lontano e si ferma quando si ferma. Quando accenna a ripartire lo avvicina con cautela e non lo molla di un passo.

La moglie di Roger si chiama Clarisse e i figli sono altrettante frontiere in attesa di futuro. Damaris precede l'altro Moise che anticipa a sua volta Melina. Lorenzo,l'ultimo, è sfuggito alla sorveglianza e con lui fanno quattro in esilio. Roger commerciava vetture e elettrodomestici dall'Europa con la complicità di un fratello che pagava e organizzava il trasporto via mare. Roger è ferito alla gamba come Garibaldi che combatteva sull'Aspromonte. La montagna di Roger è una scottatura fatta col tubo di scappamento della moto mentre scappava. Era un importatore di successo con una vita davanti. Presenta con orgoglio alcuni libretti di assegni che hanno il sapore amaro della beffa.

Roger non sapeva dove passare la notte. Chiede come potrebbe ricominciare a fare il commercio da queste parti. Anche Eric passerà la notte assieme all'asma nella clinica dove forse potrà tornare a respirare la vita. Nella fretta di partire ha dimenticato il cellulare sotto carica. Premendo il tasto centrale del quale appare l'immagine del volto seducente di una giovane donna vestita di viola.

Proprio come la fata turchina delle favole.

Mauro Armanino,
febbraio 2013,Niamey

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